Cyberbullismo Statistiche

*Questo elenco di dati statistici riguardanti i casi di cyberbullismo dal 2018 al 2021 viene regolarmente aggiornato con gli ultimi dati, cifre e tendenze.

Al giorno d’oggi, la tecnologia produce buoni risultati ma anche notevoli conseguenze indesiderate. Internet è sempre più un caso di studio perfetto. Oltre a connettere meglio il mondo e democratizzare le informazioni, Internet ha anche permesso alla gente di nascondersi dietro l’anonimato.

Questo “male senza volto” di Internet è una minaccia crescente per gli adolescenti, in particolare per quanto riguarda il cyberbullismo. Nonostante un recente aumento delle campagne di sensibilizzazione, i seguenti fatti e dati statistici riguardanti i casi di cyberbullismo indicano che la risoluzione di questo problema è ancora lontana. Studi recenti hanno rivelato che durante la pandemia il problema potrebbe addirittura essersi aggravato.

Cyberbullismo nel mondo

Abbiamo analizzato i risultati di un sondaggio condotto da Ipsos a livello internazionale e rivolto a persone adulte di 28 Paesi, dal quale è emerso che un numero crescente di genitori che hanno figli che sono stati vittime di qualche forma di cyberbullismo.

Tra il 23 marzo e il 6 aprile 2018 sono state condotte in totale 20.793 interviste di adulti di età compresa tra i 18 e i 64 anni residenti negli Stati Uniti e in Canada e tra adulti tra i 16 e i 64 anni residenti in tutti gli altri Paesi.

Particolarmente interessanti sono i risultati rilevati in Russia e Giappone. In entrambi questi Paesi i genitori si sono dichiarati estremamente fiduciosi del fatto che i loro figli non abbiano subito alcun tipo di cyberbullismo.

Invece, i genitori indiani si sono dichiarati convinti che i loro figli siano stati vittime di cyberbullismo in almeno un paio di occasioni, un numero che è cresciuto solo dal 2011 al 2018. In Europa e nelle Americhe sembra che più genitori stiano diventando consapevoli delle esperienze negative dei loro figli a causa del cyberbullismo, o che i loro figli stiano subendo sempre più attacchi di questo tipo online.

Percentage of parents that report their child has been a victim of cyberbullying. 2011-2018 Survey Results
Country201820162011
India373232
Brazil291920
United States263415
Belgium251312
South Africa262510
Malaysia23----
Sweden232014
Canada201718
Turkey20145
Saudi Arabia191718
Australia192013
Mexico18208
Great Britain181511
China172011
Serbia16----
Germany1497
Argentina14109
Peru1413--
South Korea1398
Italy12113
Poland121812
Romania11----
Hungary10117
Spain9105
France975
Chile8----
Japan577
Russia195

Prospettive globali sul cyberbullismo

Il seguente grafico include ulteriori prospettive e approfondimenti sul cyberbullismo su scala globale, tra cui:

  • La percentuale di intervistati consapevoli del concetto di cyberbullismo.
  • Il numero di Paesi che reagiscono laddove esistano specifiche leggi in materia di bullismo.
  • Gli intervistati che ritengono che le leggi attuali siano sufficienti per gestire i casi di cyberbullismo.

Fatti e statistiche riguardanti i casi di cyberbullismo rilevati dal 2018 al -2021

1. Il 60% dei genitori con figli di età compresa tra i 14 e i 18 anni ha dichiarato che questi sono stati vittime di bullismo

Un numero crescente di genitori riferisce che i loro figli subiscono attacchi di bullismo sia a scuola che online. Comparitech ha condotto un sondaggio intervistando più di 1.000 genitori di bambini di oltre 5 anni d’età.

Ecco cosa abbiamo rilevato:

  • Il 47,7% dei genitori con bambini di età compresa tra i 6 e i 10 anni ha dichiarato che questi sono stati vittime di bullismo.
  • Il 56,4% dei genitori con figli di età compresa tra gli 11 e i 13 anni ha dichiarato che questi sono stati vittime di bullismo.
  • Il 59,9% dei genitori con figli di età compresa tra i 14 e i 18 anni ha dichiarato che questi sono stati vittime di bullismo.
  • Il 54,3% dei genitori con figli di età pari o superiore ai 19 anni ha dichiarato che questi sono stati vittime di bullismo.

Bullying statistics infographic

2. Un quinto di tutti i casi di bullismo si verifica attraverso i social media

Sebbene la stragrande maggioranza dei genitori abbia riferito che gli episodi di bullismo si siano verificati a scuola, il 19,2% ha dichiarato che questi si sono verificati su siti e app di social media. Un ulteriore 11% ha indicato che sono avvenuti mediante messaggi di testo, mentre il 7,9% ha identificato come origine i videogiochi. Nel frattempo, il 6,8% ha segnalato che i casi di bullismo si sono verificati su siti web non di social media, mentre il 3,3% ha indicato che hanno avuto luogo tramite e-mail.

Alcuni genitori hanno persino assistito al verificarsi di attacchi di cyberbullismo, con il 10,5% dei genitori che indica di aver osservato di persona attacchi di tale tipo.

3. A contribuire direttamente al dilagare del fenomeno del cyberbullismo sono gli atteggiamenti generati dalla pandemia e dai lockdown

Uno studio redatto da studiosi presso le Università della Florida e di Denver ha rivelato che la pandemia globale ha esercitato un marcato effetto sui livelli di cyberbullismo su Twitter. Secondo tale studio, l’analisi di 454.046 tweet disponibili al pubblico e relativi al cyberbullismo ha rivelato una correlazione diretta tra la pandemia e gli attacchi di questo tipo.

Secondo un altro studio condotto da L1GHT, un’azienda specializzata in intelligenza artificiale progettata per rilevare e filtrare contenuti aggressivi e proteggere i bambini, l’aggressività online e i casi di cyberbullismo sui siti di social media e le app di videoconferenza sono aumentati fino al 70% (pdf) a causa della pandemia. Ciò includeva un forte aumento del sentimento aggressivo e dei casi di bullismo nei confronti degli asiatici.

Lo studio ha inoltre rivelato un aumento dell’incitamento all’odio tra bambini e adolescenti che è direttamente correlato all’aumento delle infezioni da COVID-19 tra la popolazione.

Secondo Verywell tale aumento è dovuto in parte al tempo libero in più e alla presenza online dei bambini a causa del lockdown e della didattica a distanza. La ricerca condotta da Statista mostra che, a causa della pandemia, i bambini hanno trascorso circa il 20% in più di tempo sui siti di social media.

A essere indicate da Verywell come possibili cause dell’improvviso aumento dei casi di cyberbullismo e di contenuti aggressivi online sono anche fattori di carattere psicologico, tra cui atteggiamenti di autoconservazione e autodifesa.

4. Dopo che i propri figli sono stati vittime di attacchi di cyberbullismo, la maggior parte dei genitori reagisce in modo proattivo

I modi in cui i genitori possono reagire al fenomeno del cyberbullismo sono tanti, ma sembra che la reazione più comune sia discutere con i bambini sulle modalità di tutela online.

Comparitech ha rilevato che, dopo un attacco di cyberbullismo, il 59,4% dei genitori ha discusso con i propri figli in merito alla sicurezza su Internet e a ciò che bisogna fare per proteggersi. Tuttavia, i genitori potrebbero dover adottare ulteriori misure di intervento, poiché solo il 43,4% è a conoscenza della possibilità di regolare le impostazioni dei controlli parentali per bloccare gli attacchi di cyberbullismo, mentre solo il 33% ha implementato nuove regole per l’uso della tecnologia e solo il 40,6% ha salvato le prove da esibire agli inquirenti.

Pochissimi genitori (solo il 34,9%) hanno segnalato alla scuola dei propri figli i casi di cyberbullismo. E un numero esiguo (il 10,4%) ha optato per una drastica decisione, vietando ai propri figli l’uso della tecnologia.

5. La maggior parte degli adolescenti è stata in qualche modo vittima di attacchi di cyberbullismo

Da uno studio condotto nel 2018 da Pew Research è emerso che la maggior parte degli adolescenti (il 59%) è stata vittima di una qualche forma di cyberbullismo. Uno studio più approfondito condotto nel 2020 mostra che le vittime non sono solo gli adolescenti, rilevando che circa due terzi degli adulti di età inferiore ai 30 anni sono stati vittime di molestie online; il 50% ha dichiarato che ciò si è verificato per motivi politici.

I tipi specifici più comuni di cyberbullismo includono:

  • Insulti (42%).
  • Diffusione di informazioni false (32%).
  • Ricezione di immagini esplicite non richieste (25%).
  • Una persona diversa da un genitore che chiede costantemente a qualcuno chi è, cosa sta facendo e con chi è (21%).
  • Minacce fisiche (16%).
  • Condivisione di immagini esplicite di una persona senza il suo consenso (7%).
Cyberbullying types of harassment
Fonte: Pew Research Center

Inoltre, da uno studio condotto nel 2019 dal Cyberbullying Research Center è emerso che negli Stati Uniti il 36% dei giovani di età compresa tra i 12 e i 17 anni era stato vittima di cyberbullismo nei 30 giorni precedenti. Nel 22% di questi casi gli attacchi consistevano in diffusione di notizie false online. Tuttavia, potrebbe trattarsi di una sottostima, poiché uno studio di una decina di anni fa della Florida Atlantic University su un campione di 20.000 studenti delle scuole medie e superiori ha dimostrato che ciò si è verificato nel 70% dei casi.

6. I dati dichiarati forniscono risultati eterogenei

Secondo il Cyberbullying Research Center, che acquisisce dati sull’argomento fin dal 2007, il 27,8% degli adolescenti dichiara di essere vittima di cyberbullismo.

Le differenze nel numero di vittime riportato dal Pew Research Center e quello dichiarato dal Cyberbullying Research Center sono nette, ma presentano un problema intrinseco con i dati dichiarati sul cyberbullismo. A causa della difficoltà di acquisire i dati e delle incongruenze nei modi in cui gli intervistati rispondono alle domande (oltre alle differenze relative a come e in quale forma vengono poste le domande), è difficile stabilire il numero esatto di giovani adulti che sono stati vittime di cyberbullismo a un certo punto della loro vita.

Il problema potrebbe essere peggiore o meno grave di quanto rilevato dai due centri di ricerca.

7. I dati di Google Trends mostrano una crescente preoccupazione a causa del fenomeno del cyberbullismo

I dati di Google Trends indicano che sul cyberbullismo è concentrata molta più attenzione che mai. Rispetto a quello registrato nel 2004, il volume delle ricerche del termine “cyberbullismo” nel mondo intero è triplicato:

Anche nei dati della ricerca si notano dei trend interessanti. Ci sono forti cali nel numero di persone che cercano il termine “cyberbullismo” durante i mesi estivi e le festività natalizie. Questo potrebbe indicare che, in realtà, i cyberbulli si comportano nel peggiore dei modi durante il periodo scolastico e forse non provano a continuare a molestare durante le vacanze.

Nonostante questo trend si sia ripetuto per diversi anni, nell’autunno 2020 si è verificata una notevole riduzione delle ricerche del termine “cyberbullismo”. Ciò potrebbe essere dovuto al grande disordine nella vita degli studenti a causa della pandemia di COVID-19 e del passaggio alla didattica a distanza, ma senza ulteriori dati è difficile affermarlo con certezza. Tutto quello che sappiamo è che dopo questo calo iniziale il traffico creato dalle ricerche sembra essere tornato al solito.

Cyberbullying google trends interest

8. Il cyberbullismo potrebbe contribuire all’aumento dei suicidi tra i giovani

Negli ultimi dieci anni c’è stato un preoccupante aumento dei tassi di suicidio di adolescenti. Il National Center for Health Statistics (NCHS) ha scoperto che nel 2020 il suicidio è stata la seconda causa di morte per i residenti negli Stati Uniti di età compresa tra 10 e 34 anni.

Youth suicide rates US
Fonte: NCHS Data Brief Number 398

Sebbene il rapporto di NCHS pubblicato nell’aprile 2020 non suggerisca una ragione scatenante l’aumento dei suicidi, il cyberbullismo potrebbe effettivamente aver contribuito. Uno studio condotto nel 2018 ha rilevato che nei giovani di età inferiore ai 25 anni vittime di cyberbullismo le probabilità che commettessero suicidio o atti di autolesionismo erano il doppio.

Inoltre, da una ricerca presentata al Pediatric Academic Societies Meeting nel 2017 è emerso che, tra il 2008 e il 2015, il numero di bambini ricoverati in ospedale per tentato suicidio, o che avevano espresso pensieri suicidi, è raddoppiato. Questo aumento è in larga misura correlato a un incremento dei casi di cyberbullismo.

Ora al cyberbullismo sono in qualche modo attribuiti più casi di suicidio tra gli adolescenti (1, 2, 3) che mai. Inoltre, rispetto alle adolescenti, i giovani di sesso maschile sono più propensi a commettere suicidio, sebbene il numero di suicidi di adolescenti in generale sia aumentato tra il 2000 e il 2017.

9. Il bullismo influisce in modo sorprendente sui furti d’identità

Sembra che il bullismo sortisca effetti che vanno oltre l’autolesionismo. Javelin Research ha dimostrato che i bambini vittime di bullismo hanno anche 9 volte più probabilità di essere vittime di furti d’identità.

cyberbullying Statistics Javelin

10. Per quanto concerne il cyberbullismo, Instagram potrebbe essere il peggior sito di social media

Numerosi studi indicano che ora sono i social media il mezzo preferito dai cyberbulli, i quali però ricorrono anche ad altri sistemi, tra cui i messaggi testuali e i forum online come Reddit. Tuttavia, sembra che Instagram sia probabilmente il canale social peggiore.

Da uno studio del 2017 di Ditch the Label, organizzazione del Regno Unito per la lotta contro il bullismo, è emerso che il 42% dei giovani adulti intervistati ha subito attacchi di cyberbullismo su Instagram (PDF), il 37% su Facebook e il 31% su Snapchat. Abbastanza sorprendentemente, solo il 9% avrebbe riferito di aver subito attacchi di cyberbullismo su Twitter.

La maggior parte degli intervistati ritiene inoltre che i social network non si adoperino abbastanza per impedire il verificarsi di episodi di cyberbullismo sulle loro piattaforme. Quasi tre intervistati su quattro (il 71%) ritengono che queste piattaforme non facciano abbastanza per proteggere gli utenti dalle interazioni negative. Da un rapporto più recente della stessa organizzazione è emerso che la pratica del cyberbullismo era molto variabile, segnalata dal 27% delle vittime, molto meno rispetto al 74% dell’anno precedente.

11. La maggior parte dei giovani adulti ritiene che il cyberbullismo non sia un comportamento normale o accettabile

Lo stesso sondaggio che aveva scoperto che per i giovani adulti Instagram è un campo minato dal bullismo, ha anche rivelato le loro percezioni riguardanti l’accettabilità del bullismo in generale.

Il sondaggio condotto da Ditch the Label ha rilevato che il 77% dei giovani adulti non considera il bullismo semplicemente “parte del processo di crescita”. La maggior parte di essi (62%) crede inoltre che i commenti offensivi online siano altrettanto dannosi di quelli fatti offline. E richiamando l’idea che le celebrità siano comunque esseri umani, il 70% si è detto fortemente in disaccordo con chi pensa che sia giusto inviare tweet di cattivo gusto a personaggi famosi.

Tuttavia, le prospettive personali su come trattare gli altri non sempre danno luogo a un comportamento positivo. L’ipocrisia tende a farla da padrone, poiché il sondaggio Ditch the Label ha anche rilevato che il 69% degli intervistati ha ammesso di aver fatto cose offensive nei confronti di un’altra persona online. Uno studio ha scoperto che gli adolescenti coinvolti nei casi di cyberbullismo avevano maggiori probabilità di essere percepiti come “popolari” dai loro coetanei.

12. Il cyberbullismo si estende anche ai giochi online

Per quanto concerne il cyberbullismo, è sui social media che tende a concentrarsi la maggior parte delle attenzioni, ma gli attacchi possono verificarsi tramite qualsiasi mezzo online, incluso l’online gaming. In un sondaggio, il 79% dei giocatori ha riferito di essere stato vittima di cyberbullismo mentre giocava online.

Nel frattempo, da un sondaggio condotto su oltre 2.000 adolescenti è emerso che oltre un terzo ha subito atti di bullismo in giochi per dispositivi mobili. E un sondaggio Ditch the Label del 2017 condotto su oltre 2.500 giovani adulti ha rilevato che il 53% ha dichiarato di essere vittima di bullismo negli ambienti di gioco online mentre oltre il 70% ritiene che il bullismo nei giochi online dovrebbe essere preso più sul serio. Purtroppo, il sondaggio del 2019 condotto da Ditch the Label ha rilevato che il numero di coloro che hanno dichiarato di essere stati vittime di attacchi di bullismo in un gioco online era salito al 76% (sebbene, stranamente, questa percentuale è scesa nel 2020 ad appena l’11%. Le ragioni non sono chiare, ma si spera che vengano alla luce con ulteriori ricerche).

Il bullismo nei giochi online può andare oltre le semplici parole offensive. Può anche includere la pericolosa attività nota come swatting, in cui i perpetratori individuano l’indirizzo di residenza della vittima e denunciano un falso reato alla polizia locale, con conseguente “invio di una squadra SWAT” a casa della vittima. Lo swatting ha provocato l’uccisione da parte della polizia di vittime innocenti, rendendolo uno dei fenomeni particolarmente preoccupanti più comunemente associati alla community dei giocatori online.

13. Il divieto dell’uso di cellulari a scuola non previene il cyberbullismo

All’inizio del 2019, il National Center for Education Statistics (NCES) ha pubblicato dei dati che dimostrano che le scuole in cui i telefoni cellulari erano stati vietati presentavano un numero più elevato di casi di cyberbullismo segnalati alla direzione.

14. Il cyberbullismo influisce sul sonno

Uno studio condotto nel 2019 ha rilevato che gli adolescenti vittime di cyberbullismo avevano anche maggiori probabilità di soffrire di disturbi del sonno e depressione. Questo risultato è stato ripreso nel rapporto 2020 di Ditch the Label, in cui il 36% degli intervistati ha dichiarato di sentirsi depresso.

15. Il contatto con i coetanei e la famiglia aiuta a ridurre il cyberbullismo

Uno studio del 2018 ha rilevato che i genitori vogliono contribuire a prevenire e risolvere il fenomeno del cyberbullismo, ma non sanno cosa fare. Lo studio ha anche rilevato che, spesso, gli adolescenti credono che il cyberbullismo sia normale e non vogliono che i genitori intervengano.

Altre ricerche indicano che formare legami più forti con i propri figli potrebbe essere un modo efficace per prevenire il bullismo. Da un sondaggio online condotto sugli adolescenti dell’Australia Meridionale di età compresa tra i 12 e i 17 anni è emerso che le connessioni sociali hanno contribuito in modo significativo a ridurre l’impatto del cyberbullismo.

E considerando che circa il 64% degli studenti che hanno affermato di essere stato vittima di cyberbullismo ha spiegato che ciò aveva avuto un impatto negativo sia sul senso di sicurezza che sulla capacità di apprendimento a scuola, un aumento della connessione sociale potrebbe esercitare un impatto significativo sul benessere degli studenti in classe.

16. Le vittime di cyberbullismo di sesso femminile e membri della comunità LGTBQ+ sono comuni

I dati dimostrano che il cyberbullismo è un problema diffuso tra le adolescenti di sesso femminile e i membri della comunità LGTBQ+.

Le ragazze hanno maggiori probabilità di essere vittime di reati informatici (ad eccezione di quelle vittime di bullismo negli ultimi 30 giorni), mentre i ragazzi hanno maggiori probabilità di essere cyberbulli. Da segnalare c’è anche un significativo incrocio tra il bullismo commesso di persona e quello online. I ricercatori hanno scoperto che l’83% degli studenti vittime di bullismo online negli ultimi 30 giorni era stato vittima di casi di bullismo anche a scuola. Allo stesso tempo, il 69% degli studenti che ha ammesso di aver compiuto atti di bullismo online, di recente lo aveva fatto anche nei confronti di altri studenti a scuola.

Un numero crescente di ricerche mostra inoltre che coloro che si dichiarano membri della comunità LGBTQ+, non solo subiscono significativi attacchi di bullismo di persona, ma hanno anche maggiori probabilità di essere vittime di bullismo online rispetto a coloro che si dichiarano eterosessuali. Le conseguenze di questo tipo di comportamento portano anche a un aumento del tasso di suicidi in alcune comunità LGBTQ e possono comportare un calo del livello di istruzione.

  • Nel 2019, oltre il 28,1% degli adolescenti membri della comunità LGBTQ è stato vittima di cyberbullismo, rispetto al 14,1% dei loro coetanei eterosessuali (fonte: CDC).
  • Rispetto al 6,5% degli adolescenti eterosessuali, un numero maggiore di adolescenti membri della comunità LGBTQ (12,2%) dichiara di non frequentare le scuole per evitare attacchi di bullismo, con conseguente calo del livello di istruzione (fonte: CDC).
  • Quasi un quinto di tutti gli adolescenti (19,4%) che dichiarano di “non essere sicuri” del proprio orientamento sessuale ha riferito di essere stato vittima di casi di cyberbullismo (fonte: CDC).
  • Rispetto ai giovani LGTBQ non neri e a coloro che si dichiarano eterosessuali, i giovani neri membri della comunità LGTBQ hanno maggiori probabilità di incorrere in problemi di salute mentale a causa del cyberbullismo e di altre forme di bullismo. Uno studio dell’American University condotto sui dati del CDC ha rilevato che il 56% dei giovani neri membri della comunità LGTBQ è a rischio di depressione (fonte: American University).
  • Un gran numero di giovani neri membri della comunità LGBTQ pensa al suicidio. L’American University ha scoperto che, rispetto ai giovani eterosessuali, il 38% di quelli neri omosessuali ha avuto nell’ultimo anno pensieri suicidi (fonte: American University).
  • Uno studio condotto nel 2018 ha rilevato che, avanzando con l’età, i giovani membri della comunità LGBTQ sono stati vittime di attacchi, mentre quelli eterosessuali non hanno sperimentato questo aumento (fonte: Computers in Human Behavior).
  • Uno studio condotto su un campione di 1.031 adolescenti ha rilevato che “l’orientamento sessuale era l’unico fattore demografico da correlare fortemente con i casi di cyberbullismo o con sintomi negativi derivanti da problemi di salute mentale” (fonte: Journal of Child & Adolescent Trauma).

Vedi anche: Prevenzione del cyberbullismo ai danni della comunità LGBTQ+

Necessità di una ricerca più ampia e aperta

Durante la ricerca sui vari aspetti del cyberbullismo è emerso un tema comune: una straordinaria mancanza di dati. Questo non vuol dire che non esistano ricerche sul cyberbullismo. Anche una semplice ricerca nei database può mostrare come risultato migliaia di articoli che trattano in qualche modo l’argomento. Tuttavia, la maggior parte delle ricerche sul cyberbullismo è di dimensioni ridotte o non è approfondita. La maggior parte delle ricerche si basa anche su sondaggi, il che determina una grande variazione nei risultati a seconda dell’indagine.

Lo studio condotto dalla Florida Atlantic University rappresenta fino a oggi una delle migliori fonti di informazioni. Tuttavia, è necessario fare di più, ad esempio una meta-analisi dei dati raccolti da molte altre fonti. Fino ad allora, le statistiche pubblicamente disponibili sul cyberbullismo dipingeranno un quadro incompleto del problema attuale.

Le ricerche passate sono ancora rilevanti

Nonostante la mancanza di dati coerenti facilmente accessibili al pubblico, un gran numero di dati ottenuti dal 2015 in poi può ancora aiutare a far luce sul problema. Le ricerche e statistiche passate rivelano le caratteristiche storiche del cyberbullismo e aiutano a riflettere sul motivo per cui questo problema rimane tuttora una delicata questione da risolvere.

I dati precedenti sul cyberbullismo includono le seguenti informazioni:

  • Al giorno d’oggi, la maggior parte degli adolescenti (oltre l’80%) usa regolarmente un dispositivo mobile, il che apre loro nuove strade verso il bullismo (fonte: Bullying Statistics).
  • La metà di tutti i giovani adulti ha subito qualche forma di attacco di cyberbullismo. Un ulteriore 10-20% ha riferito di esserne stato vittima regolarmente (fonte: Bullying Statistics).
  • I casi di cyberbullismo e quelli di suicidio possono essere in qualche modo collegati. Circa l’80% dei giovani che commettono suicidio soffre di depressione. Spesso, rispetto al tradizionale bullismo, il cyberbullismo porta a pensieri “più suicidi” (fonte: JAMA Pediatrics).
  • Quasi il 37% dei ragazzini è stato vittima di cyberbullismo. Circa il 30% è stato vittima più di una volta (fonte: DoSomething.org).
  • L’81% degli studenti ha dichiarato che sarebbe più propenso a intervenire per contrastare il cyberbullismo, se fosse possibile farlo in modo anonimo (fonte: DoSomething.org).
  • Un sondaggio condotto nel Regno Unito su un campione di oltre 10.000 giovani ha rilevato che il 60% di essi ha riferito di aver assistito a comportamenti offensivi online diretti verso un’altra persona (fonte: YoungMinds.org).
  • Lo stesso sondaggio ha anche scoperto che nel Regno Unito l’83% dei giovani adulti ritiene che i social network non si adoperino abbastanza per prevenire il cyberbullismo (fonte: DoSomething.org).