Le 5 migliori VPN per il Giappone per mantenere privato l’utilizzo di Internet

Published by on febbraio 11, 2018 in VPN e Privacy

Il Giappone è uno dei Paesi più connessi al mondo, la percentuale di cittadini collegati al web è elevatissima e si aggira intorno al 92%. La censura di Internet e la sorveglianza del governo non vengono ancora considerati problemi enormi, ma le circostanze e gli atteggiamenti della società stanno lentamente cambiando.

I servizi VPN sono molto utilizzati nel Paese, sia dai residenti che dai due milioni di turisti che arrivano nella nazione ogni mese. Una VPN, abbreviazione di Virtual Private Network (Rete Privata Virtuale), è un pratico software che elude le barriere sui contenuti limitati e preserva la privacy e l’anonimato criptando tutto il traffico Internet da e verso un dispositivo. Per fare ciò, instrada il traffico tramite un server intermedio in una posizione scelta dall’utente.

Una VPN è molto utile anche per sbloccare contenuti con limitazioni geografiche su Netflix, Hulu, ESPN, BBC iPlayer e canali come JSports, DAZN o anime in streaming per residenti giapponesi che viaggiano all’estero.

La nostra lista delle migliori VPN per il Giappone si basa sui seguenti criteri:

  • Velocità e affidabilità del servizio
  • Crittografia forte
  • Nessun registro di utilizzo
  • Contenuti con restrizioni geografiche facili da sbloccare
  • Server in Giappone
  • App per Android e iOS

1. ExpressVPN

ExpressVPN Italian

ExpressVPN si posiziona in cima alla lista dei migliori servizi VPN grazie alla sua velocità affidabile e a un approccio user-friendly. Presenta un design lineare, semplice e minimalista e la connessione ai server (più di 1.500, distribuiti in 94 Paesi) è rapida ed efficiente. Ci sono server situati in Giappone, non sappiamo esattamente quanti, che sono l’ideale per i residenti che viaggiano all’estero.

ExpressVPN non memorizza registri di traffico ma mantiene i metadati relativi alla data di connessione (e non all’orario), alla scelta della posizione del server e alla larghezza di banda totale utilizzata. Questo non rappresenta un problema poiché il singolo indirizzo IP non viene memorizzato. Se siete tra gli utenti ancora un po’ indecisi, potete effettuare un’iscrizione in modo anonimo utilizzando un account e-mail usa e getta e pagando tramite bitcoin, così facendo nessuna attività verrà mai ricondotta a voi.

I protocolli di crittografia prevedono un robusto AES-CBC a 256 bit con l’utilizzo dell’autenticazione HMAC e della Perfect Forward Secrecy. Inoltre, un kill switch interrompe temporaneamente tutto il traffico internet se la connessione si interrompe in modo imprevisto. Quindi, in termini di facilità di accesso e standard di privacy e sicurezza ExpressVPN è davvero una buona scelta.

ExpressVPN è uno dei pochi servizi VPN disponibili che sblocca facilmente i contenuti con restrizioni geografiche su Netflix. È anche compatibile con Hulu e BBC iPlayer e supporta i torrent.

Sono disponibili le app per Android e iOS e il supporto desktop per Windows e MacOS.

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Ecco la nostra recensione approfondita di ExpressVPN.

2. NordVPN

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NordVPN segue una vera politica di zero log e non mantiene i dati relativi a sessioni utente, traffico o timestamp. Le autorità, in passato, hanno provato a contrastarla inviando varie richieste di informazioni, ma la policy dell’azienda ha reso impossibile accettare tali richieste. In un’occasione i server di NordVPN sono stati confiscati, ma non c’erano dati compromettenti memorizzati, per cui si è trattato di un tentativo vano.

La società gestisce 976 server in 56 Paesi, rappresentando di fatto un’ottima scelta per molte attività sul web. In Giappone sono presenti 7 server, per cui trovare una connessione adeguata non dovrebbe essere un problema.

Sono disponibili anche server ottimizzati per anti-DDoS, streaming video, doppia VPN, Tor over VPN e IP dedicato: l’ideale per streaming video, crittografia avanzata e privacy rigorosa. NordVPN è anche in grado di aggirare con facilitàil blocco imposto da Netflix alle VPN, e lo stesso vale per i contenuti di Hulu e BBC iPlayer. Inoltre il  torrenting è supportato.

I server NordVPN criptano il traffico Internet tramite il protocollo AES a 256 bit come impostazione predefinita e utilizzano chiavi SSL a 2.048 bit. La protezione contro i DNS leak è abilitata. Un singolo abbonamento consente l’accesso simultaneo a sei dispositivi, che possono essere utilizzati su Windows, MacOS, iOS e Android.

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3. IPVanish

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L’unico momento in cui IPVanish memorizza i dati di un utente è durante la registrazione di un account per la prima volta. Dopodiché tutte le sessioni di navigazione e la scelta dei server vengono mantenute nascoste. IPVanish, come impostazione predefinita, utilizza la crittografia a 246 bit sul protocollo OpenVPN, l’autenticazione SHA512 e lo scambio di chiavi DHE-RSA 2.048 con la Perfect Forward Secrecy.

È incluso inoltre un kill switch che blocca temporaneamente tutto il traffico da e verso il dispositivo in caso di interruzione imprevista della connessione. I server sono ottimizzati per la velocità e la sicurezza, ce ne sono più di 850 distribuiti in 60 Paesi, sei dei quali si trovano in Giappone.

IPVanish non è in grado di sbloccare i contenuti con restrizioni geografiche su Netflix e Hulu, ma è fortemente raccomandata per BBC iPlayer. Sono disponibilii le app per iOS e Android e il supporto desktop per Windows e MacOS.

IPVanish consente anche il torrenting su tutti i suoi server, cosa che la rende la scelta ideale per il Giappone, dato che le leggi in vigore riguardo al torrenting sono estremamente severe (per saperne di più leggi in fondo all’articolo). La velocità elevata e i tempi di inattività minimi fanno sì che IPVanish funzioni perfettamente anche con Kodi.

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4. Cyberghost

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Cyberghost Pro, che ha sede in Romania, conferma di non memorizzare alcun registro o dato relativo agli utenti, tuttavia l’azienda è stata recentemente acquisita da una società registrata nel Regno Unito, per cui sarebbe bene aspettare per vedere se ciò influirà sulla policy. La società, dal canto suo, afferma che rimarrà comunque soggetta alle leggi rumene che non impongono la conservazione dei dati in alcun modo.

Questo servizio VPN offre oltre 850 server sparsi in tutto il mondo, tra cui otto in Giappone, quindi l’accesso ai contenuti locali non dovrebbe essere un problema. Sono disponibili app sia per Android che per iOS, nonché il supporto desktop per Windows e MacOS.

Cyberghost Pro utilizza la crittografia AES a 256 bit sul protocollo OpenVPN come impostazione predefinita, oltre alle chiavi RSA da 2.048 bit e all’autenticazione HMAC MD5. C’è anche un Internet kill switch incluso per cui in caso di interruzione improvvisa della connessione il traffico Internet viene bloccato.

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Ecco la nostra recensione completa di Cyberghost Pro.

5. VyprVPN

Vyprvpn

VyprVPN è abbastanza trasparente rispetto alla sua politica di registrazione, affermando di memorizzare “l’indirizzo IP di origine dell’utente, l’indirizzo IP VyprVPN utilizzato dall’utente, l’ora di inizio e fine della connessione e il numero totale di byte utilizzati”.

Allo stesso tempo, afferma che i dati vengono conservati solo per 30 giorni e che vengono utilizzati per scopi quali la fatturazione e la risoluzione dei problemi. La società aggiunge, inoltre, di non registrare i dettagli del traffico o il contenuto relativo alle comunicazioni.

Nonostante qualche pecca, VyprVPN è in realtà un servizio abbastanza affidabile per quanto riguarda le restrizioni sui contenuti: è infatti uno dei pochi servizi VPN che elude facilmente il “Great Firewall” cinese.

La società possiede e gestisce interi data center, il che significa che velocità e connessione stabile sono una priorità. Il traffico è protetto dal protocollo OpenVPN, con crittografia AES a 256 bit, dalle chiavi RSA da 2.048 bit senza la Perfect Forward Secrecy e con l’’autenticazione SHA256. Il kill switch è incluso, che significa che la vostra connessione rimarrà protetta anche se dovesse interrompersi in modo imprevisto.

La versione premium del pacchetto consente l’accesso al protocollo Chameleon ™ che codifica i metadati OpenVPN in modo che l’esame approfondito dei pacchetti di dati (deep packet inspection) non possa riconoscerlo.

Questa VPN offre oltre 700 server, tra cui una vasta scelta in Giappone e nel resto dell’Asia. Le app sono disponibili sia per Android che per iOS e il supporto desktop per Windows e MacOS.

La società non consente il torrenting e in passato ha chiuso gli account di alcuni utenti che avevano tentato di farlo. Tuttavia, sblocca contenuti su Netflix, Hulu e BBC iPlayer.

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Alternative gratuite alle VPN

È certamente possibile evitare di pagare per una VPN e optare per una versione gratuita. Tali servizi vengono pubblicizzati moltissimo su Internet, basterà fare una piccola ricerca su Google, Bing o DuckDuckGo.

Ma c’è un problema: le VPN gratuite presentano, infatti, delle limitazioni importanti su aspetti quali posizioni dei server, standard di crittografia, velocità, stabilità e limiti di larghezza di banda. Poiché sono gratuite, non aspettarti un servizio di prima classe.

Allo stesso tempo, tali società hanno necessità di fare profitto per coprire alcune spese quali ad esempio quelle per l’affitto dello spazio del server, per i team tecnici e per altre spese di gestione. Per ricavare profitto, questi servizi VPN, tracciano in modo aggressivo la cronologia di navigazione, inserendo cookie e tentando di vendere i tuoi dati ad inserzionisti di terze parti.

È probabile che inseriscano anche un’infinità di pubblicità invasive e fastidiose finestre popup. Anche i malware sono in agguato, aggiungendosi alla lista di problemi. È bene ricordare che se non stai pagando per un prodotto, probabilmente è perché il prodotto sei tu.

Il torrenting è legale in Giappone?

Le leggi anti-torrenting giapponesi sono tra le più severe in assoluto, prevedono sanzioni costosissime per i trasgressori, che possono arrivare fino a 10 milioni di yen in denaro e una condanna fino a due anni di prigione.

I forum su Reddit e Quora sostengono che se effettui il download di torrent non avrai problemi con la legge, ma se vieni scoperto a caricare o a diffondere questi file, rischi l’arresto.

Nel 2013 sono state arrestate 27 persone, dopo essere state scoperte caricare  manga, videogiochi, anime e video musicali senza l’esplicito permesso dei detentori del copyright.

Se il tuo obiettivo durante la navigazione web in Giappone è esplicitamente quello di scaricare i torrent, ti suggeriamo di leggere la nostra guida alle migliori VPN per la condivisione di file P2P.

Qual è il futuro del web giapponese?

La rete Internet giapponese viene classificata da Freedom House come “libera” poiché attualmente non vi sono restrizioni sulle app dei social media o sull’accesso ai contenuti, né repressioni ai danni dei blogger più popolari. Questo concetto viene rafforzato dalla costituzione del Giappone che tutela la libertà di parola e proibisce la censura.

Tuttavia i problemi di sicurezza nazionale potrebbero causare un ripensamento a livello federale. Nel 2013 il legislatore ha approvato in Giappone la “Legge sulla protezione di segreti specificamente designati”. Secondo gli statuti inseriti in questa legge viene considerata reato la divulgazione e la pubblicazione di segreti nazionali indipendentemente dall’intenzione o dal contenuto. Freedom House osserva che ciò potrebbe avere delle implicazioni su giornalisti, informatori e sorveglianza della società civile.

Il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite concorda sul fatto che la legge è vaga e ampia nel definire i limiti esatti delle questioni segrete. Gli individui che violano questi parametri saranno soggetti ad elevate sanzioni penali e verranno condotti all’autocensura da parte di giornalisti e sostenitori dei diritti umani.

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Le leggi sono emerse dopo il suggerimento da parte del ministero della comunicazione giapponese di regolamentare il cyberspazio. Le linee guida cercavano di tenere a bada importanti siti di notizie, sottoponendoli allo stesso tipo di regolamentazione che vincola i giornali fisici e i canali televisivi. Il rapporto, intitolato “Rapporto finale su un sistema legale completo per le comunicazioni e la radiodiffusione”, afferma la “necessità di uno sforzo attivo da parte del governo… poiché è difficile per i fornitori di servizi Internet esprimere individualmente giudizi su pericoli reali”.

Ad alimentare l’atmosfera di paura contribuisce la politica di repressione dei media da parte del Primo Ministro Abe in Asia orientale. Nel 2016, la politica estera ha riferito dell’energica rimozione di alcune tra le voci popolari, messa in atto del governo giapponese.

Tre conduttori televisivi sono stati misteriosamente sollevati dai loro incarichi e la percezione generale è che i licenziamenti siano stati orchestrati dal governo, anche se non esiste un modo indipendente di verificare che ciò sia vero. Anche il più grande quotidiano liberale del paese, Asahi Shimbun, fu costretto a piegarsi alla realtà dei fatti.

Tali sviluppi portarono le Nazioni Unite a svolgere un’inchiesta per l’accertamento dei fatti all’interno del Paese, durante la quale vennero ascoltati giornalisti, educatori e funzionari governativi. Alla fine della missione, l’organismo globale dichiarò che “la libertà di stampa in Giappone sta affrontando gravi minacce”.

“Apprendo da varie parti di una preoccupazione profonda e sincera riguardo al fatto che alcune tendenze si stanno muovendo in modo repentino e allarmante nella direzione sbagliata. Ciò è particolarmente evidente nell’ambito della libertà dei media “, ha aggiunto David Kaye, relatore speciale delle Nazioni Unite.

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Il giorno successivo al rapporto, la posizione del Giappone nella classifica sulla libertà di stampa dei Reporters Without Borders, con sede a Parigi, scivolò di 11 posizioni ritrovandosi al 72° posto su 180 Paesi esaminati.

Secondo la politica estera l’agenzia di spionaggio giapponese, l’ufficio di intelligence e di ricerca del gabinetto, ha spiato questa particolare missione delle Nazioni Unite rintracciando il contributo di un avvocato locale in quale avrebbe fornito assistenza agli inquirenti. Questi sviluppi sono preoccupanti per un Paese che si vanta di essere la più grande democrazia di quel territorio e ci forniscono inoltre una assaggio di ciò che ci aspetta in futuro.

Detto questo, è importante sottolineare che non ci sono ancora stati arresti ufficiali di addetti media, in base a questa nuova legge. Esiste, tuttavia, una pena massima di reclusione di dieci anni per tutti coloro che vengono riconosciuti colpevoli di rivelare segreti di stato.

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